Eccoci qui con l'ormai settimanale appuntamento cinematografico: questa volta tocca a Revolutionary Road. Che non fosse una commedia lo sapevo, che fosse così .... "tosto" ... non me lo immaginavo. Diciamo che se siete eccessivamente allegri e cercate di smorzare la vostra allegria, questo è il film che fa per voi. Se siete in crisi e incerti sulla sorte della vostra coppia....lasciate perdere.
Commenti scherzosi a parte: il film è molto ben fatto, i dialoghi molto intensi. La prima parte è forse un po' più "lenta" ma al contempo meno pesante: preannuncia la crisi della seconda parte ma si mantiene ancora su una atmosfera di apertura e possibilità. Nella seconda parte esplode il confltto, i personaggi si scavano dentro l'un l'altro, emergono le contraddizioni, le insoddisfazioni, le "inconclusioni" personali fra sogni infranti e sogni che forse neppure hanno preso forma.
Fa riflettere: ancorchè ambientato negli Anni 50, non è così lontano dalle insoddisfazioni e dai naufragi odierni. Kate Winslet in questo film è bravissima.
E infatti, ecco le citazioni che più mi hanno colpita e che mi sono annotata (sì, la mostra è corredata da fantastiche citazioni di Magritte):
"i miei quadri sono stati concepiti per essere segni tangibili della libertà di pensiero"
e ancora:
"Le mie opere sono tutte impregnate della certezza che noi apparteniamo, di fatto, a un universo enigmatico"
"essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto"
ma anche il tema della metamorfosi, e la constatazione che immagine e parola non corrispondono alla realtà, alla cosa: e che l'immagine e la parola sono due strumenti espressivi che non si sovrappongono: infatti
"i titoli non descrivono i quadri e i quadri non sono illustrazioni dei titoli"
La impressione che ho avuto è che Magritte non guardi alle tecniche, che non sono che mezzi, ma guardi al fine al di là delle tecniche: e quindi utilizza di volta in volta tecniche diverse, ma sempre mettendo in luce il mistero della natura, dell'uomo, della vita... dell'universo intero.
Dopo Magritte ho attraversato il cortile di Palazzo Reale e - già che siam qua perchè no... - ho visto la mostra di Robert Frank. Interessante. Non folgorante come Magritte ma interessante. Voglia di imparare a fotografare. A fotografare bene. A fare della fotografia un'arte.
Ed infine, a completare il quadro delle mie "recensioni da week end" cinema: Come Dio comanda. Avevo già letto il libro (io adoro Ammaniti, sarà una mia debolezza... ma ha il potere di farmi piangere... e nei libri non è facile...). Temevo un po' una eccessiva durezza del film (ricordando bene il libro), invece tutto sommato per fortuna non è così crudo come avrei temuto (beh... adesso non aspettatevi una commedia). Tutto sommato non mi è dispiaciuto. Bella la fotografia. Ma mi sono chiesta: perchè non è mai stato fatto un film tratto da Ti prendo e ti porto via???