Una nuova puntata di "Recensioni" (e ditelo che non aspettavate altro
), e ancora una volta si tratta di Beckett! Non un testo teatrale, ma la riduzione teatrale del racconto L'immobile: "Ma bisogna che il discorso si faccia", in scena al Teatro Out Off.
Ancora una volta i temi dell'immobilismo, dell'impossibilità di agire (e forse anche della inutilità o gratuità... ) e al contempo, la necessità e la coazione ad agire. Un'ora e mezza di "monologo". Infatti, anche se le voci sono in realtà 5, non si tratta propriamente di un dialogo: inizialmente le voci recitano all'unisono (con gli attori celati da un inquietante telone con l'immagine di un "giovane-vecchio", un essere senza tempo, nudo e "immobile"... Mi appunto mentalmente alcune frasi: "l'attesa dello spettacolo. Uno spettacolo gratuito. Uno spettacolo obbligatorio": già in questo si riassume la mancanza di senso e la necessità di un qualcosa. Ma cosa?
Poi il telone cade e 5 attori si mostrano su crocefissi di metallo, i volti coperti da maschere che rappresentano la decomposizione: una simbologia del "vivo-non vivo", qualcosa che è esiste ma al contempo "non Esiste", qualcosa che è vivo senza essere vivo realmente. E infatti, senza poter "fare". L'incalzante recitazione riempie il vuoto con suoni e parole che denunciano la necessità di fare qualcosa, di dire qualcosa e la contemporanea impotenza ad ogni azione (il crocefisso sottolinea in maniera incontrovertibile qualsiasi impossibilità a muoversi, qualsiasi possibilità di fare).
Complessivamente. Complessivamente non è certo una rappresentazione leggera. Esco dal teatro con un senso di claustrofobia e "interna oppressione" (segno che regista e attori hanno colpito nel segno). Ed esco dal teatro con intatta la mia passione per Beckett 
Mi chiedo: ma nei miei primi 8 anni a Milano, possibile che non mi sia mai venuto in mente di sfruttare tutte le possibilità di arricchimento culturale che questa città offre? Tempo buttato. Quanto ne ho buttato nella mia vita. Ma adesso lo recupero, oh sì sì....
Aspettando Godot, al teatro Out Off: una delle rappresentazioni più belle che io abbia visto negli ultimi tempi (è vero, non ne ho viste molte...), non solo per il testo spettacolare di Beckett ma per l'interpretazione mirabile degli attori.
I due clochard Gogo e Didi supremi, e veramente sbalorditiva l'interpretazione di Lucky. Sono rimasta assolutamente impressionata dalla bravura degli interpreti.
La scenografia molto spoglia, essenziale, come da copione: sul fondo però venivano proiettate a tratti immagini di ruspe intente a scavare e spostare terra, con un suono sordo e attutito di sottofondo che sottolineava alcuni dialoghi e conferiva al contesto un retrogusto inquietante.
Assolutamente una interpretazione che rivedrei. Sicuramente anche coinvolgente il teatro, così raccolto e con il palcoscenico al livello della prima fila, tale da creare un senso di coinvolgimento totale del pubblico.