Devo tenerlo a mente: mai ridursi all'ultimo giorno per visitare una mostra. Se poi la mostra in questione è di un certo rilievo, come quella dedicata al Futurismo nell'anno del centenario, forse davvero attendere il giorno di chiusura è stata una scelta sbagliata.
Comunque meglio tardi che mai e così fra frotte di gente ho gustato anch'io questa esposizione di opere che mi hanno nuovamente portato a riflettere sulla luce e la percezione della realtà attraverso di essa (vedi Riflessioni post mostra Seurat e impressionisti). I futuristi cercano di trascendere la materia (e la sua inerzia, potremmo aggiungere...) attraverso la luce e il movimento.
Luce per me è una parola chiave. Al tempo in cui vidi la mostra su Balla, e nulla sapevo allora dell'influenza divisionista sul futurismo, la cosa che più mi colpì fu proprio l'utilizzo della luce. Ma questa volta è il tratto di Boccioni a rimanermi più impresso, rotto e frammentato e contaminato dall'influsso cubista.
Ci sono alcune parole per me molto evocative: fra queste, ve ne sono alcune che ho letto durante la mostra: contaminazioni - fecondare - furioso. Lessico futurista, direi.
Futur-Balla. Sorrido. Che matacchioni questi futuristi....
Week end di votazioni. Pare che l'affluenza alle urne sia stata molto bassa, spero più per deliberata presa di posizione che per menefreghismo.
E infatti, ecco le citazioni che più mi hanno colpita e che mi sono annotata (sì, la mostra è corredata da fantastiche citazioni di Magritte):
"i miei quadri sono stati concepiti per essere segni tangibili della libertà di pensiero"
e ancora:
"Le mie opere sono tutte impregnate della certezza che noi apparteniamo, di fatto, a un universo enigmatico"
"essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto"
ma anche il tema della metamorfosi, e la constatazione che immagine e parola non corrispondono alla realtà, alla cosa: e che l'immagine e la parola sono due strumenti espressivi che non si sovrappongono: infatti
"i titoli non descrivono i quadri e i quadri non sono illustrazioni dei titoli"
La impressione che ho avuto è che Magritte non guardi alle tecniche, che non sono che mezzi, ma guardi al fine al di là delle tecniche: e quindi utilizza di volta in volta tecniche diverse, ma sempre mettendo in luce il mistero della natura, dell'uomo, della vita... dell'universo intero.
Dopo Magritte ho attraversato il cortile di Palazzo Reale e - già che siam qua perchè no... - ho visto la mostra di Robert Frank. Interessante. Non folgorante come Magritte ma interessante. Voglia di imparare a fotografare. A fotografare bene. A fare della fotografia un'arte.
Ed infine, a completare il quadro delle mie "recensioni da week end" cinema: Come Dio comanda. Avevo già letto il libro (io adoro Ammaniti, sarà una mia debolezza... ma ha il potere di farmi piangere... e nei libri non è facile...). Temevo un po' una eccessiva durezza del film (ricordando bene il libro), invece tutto sommato per fortuna non è così crudo come avrei temuto (beh... adesso non aspettatevi una commedia). Tutto sommato non mi è dispiaciuto. Bella la fotografia. Ma mi sono chiesta: perchè non è mai stato fatto un film tratto da Ti prendo e ti porto via???
riflssione post mostra Seurat e i neoimpressionisti:
i colori. I colori sì che sono importanti, alla fine noi vediamo i COLORI, non le forme. Le forme sono solo una _deduzione_, una _associazione_ dei colori.
Quindi quello che percepiamo con gli occhi non sono le cose in sè, ma solo la loro "pigmentazione". E' forse per la stessa ragione che non abbiamo una percezione oggettiva della realtà, ma la "vediamo" soltanto attraverso le nostre emozioni?
Ok, ho bevuto troppo, ed è ora di andare a dormire...