Amor vincit omnia
Potrebbe essere il mio primo tatuaggio. Non ne sono ancora così sicura. E non so dove.... non precisamente insomma. Ci penserò fino all'autunno ... così vediamo se mi passa la voglia o se rimango ferma su questa intenzione.
Nel frattempo mi tatuo le sopracciglia. Quelle sì.
Ho focalizzato cosa non mi convince ne La strega di Portobello: Coelho dice cose che mi piacciono, ma immerse in una retorica che mi urta. Come dire, terrei il succo ma butterei la scorza. O anche, lo riscriverei in tutt’altro modo. Comunque non ho ancora terminato di leggerlo… posso lasciare aperta una possibilità, che si salvi nel finale… o che naufraghi clamorosamente.
Una frase letta durante la mostra di Magritte non mi abbandona: i titoli non sono descrizioni dei quadri…. L’ho fatta mia e generalizzata in I titoli non sono descrizioni. Neppure di un post.
So che. E’ la vita che scorre, non le spiegazioni che occorrono.
Anche quest'anno la stagione sciistica si è conclusa lasciandomi incolume ... sarà buffo... ma ogni volta riponendo gli sci penso che ce l'ho fatta, un'altra stagione senza rovinosi capitomboli
Nonostante il caldo da primavera avanzata, la neve in qualche modo teneva ancora e siamo riusciti a compiere il Giro delle Dolomiti, o più precisamente il Sella Ronda... anzi, lo abbiamo percorso in senso orario e antiorario più volte, con deviazioni sulle piste vicine che più ci ispiravano e un fantastico sconfinamento ieri fino al ghiacciaio della Marmolada. Ebbene, proprio lì ho sconfitto una delle mie paure: salire su una cabinovia sospesa nel vuoto, senza neppure un pilone intermedio. Peccato che arrivata in cima, poggiato il piede sul suolo fermo e tratto il sospiro di sollievo ho dovuto constatare che era solo la prima di tre cabinovie che portano sulla Marmolada. Ce l'ho fatta. Ho vinto io, con un po' di vertigini ma niente di insopportabile.
Sciato, sciato, sciato tantissimo. Una media di 5 ore al giorno, intervallate solo da una piccola pausa per pranzo. E naturalmente mangiato tanto, tantissimo... come sempre in montagna, come sempre in vacanza... come sempre ahimè 
Fatto shopping. Cresce la mia attrezzatura per il trekking in Nepal. Ormai per ammortizzarla dovrò dedicarmi alle camminate in montagna quest'estate... (e magari mi fa pure bene alla salute....)
Leggo La strega di Portobello. C'è qualcosa che non mi convince, ma non ho ancora focalizzato cos'è.
Domani vado al concerto di Bob Dylan.
C'è un sole caldo che si direbbe maggio inoltrato. Ed io sono felice.
Caldo. Piacevole caldo, forse arrivato un po’ troppo repentinamente. Dormirei tutto il giorno (oltre alla notte naturalmente). Grande fatica a mantenere la concentrazione.
Domani sarò a Corvara, spero che la neve tenga ancora, per dar l’addio alla stagione sciistica con il giro delle Dolomiti.
Serenità. Arriva così, all’improvviso, insieme al clima primaverile. Non c’è più ansia di correre, non c’è più ansia di arrivare (e dove poi?). Serenità, è un lago tranquillo dove mi specchio.
Correre. In senso fisico, ci ho provato domenica…per prepararmi al trekking in Nepal. Ho resistito 20 minuti scarsi, e le gambe mi hanno fatto male per quasi una settimana. Forse mi farò portare a dorso di mulo…. o di yak ;-)
Pasqua. Quando ero ragazzina compravo sempre un vestito nuovo per Pasqua. Andavo alla messa delle 11, e sfoggiavo il mio vestito nuovo. Quello che ricordo è una giacca giallo canarino, con magliettina dello stesso colore, pantaloni blu e lunga sciarpa di chiffon sempre giallo canarino. Beh non ero proprio ragazzina, era il primo anno di università se non ricordo male…. dopo di quello i miei vestiti nuovi non sono più stati legati alla Pasqua.
Una nuova puntata di "Recensioni" (e ditelo che non aspettavate altro
), e ancora una volta si tratta di Beckett! Non un testo teatrale, ma la riduzione teatrale del racconto L'immobile: "Ma bisogna che il discorso si faccia", in scena al Teatro Out Off.
Ancora una volta i temi dell'immobilismo, dell'impossibilità di agire (e forse anche della inutilità o gratuità... ) e al contempo, la necessità e la coazione ad agire. Un'ora e mezza di "monologo". Infatti, anche se le voci sono in realtà 5, non si tratta propriamente di un dialogo: inizialmente le voci recitano all'unisono (con gli attori celati da un inquietante telone con l'immagine di un "giovane-vecchio", un essere senza tempo, nudo e "immobile"... Mi appunto mentalmente alcune frasi: "l'attesa dello spettacolo. Uno spettacolo gratuito. Uno spettacolo obbligatorio": già in questo si riassume la mancanza di senso e la necessità di un qualcosa. Ma cosa?
Poi il telone cade e 5 attori si mostrano su crocefissi di metallo, i volti coperti da maschere che rappresentano la decomposizione: una simbologia del "vivo-non vivo", qualcosa che è esiste ma al contempo "non Esiste", qualcosa che è vivo senza essere vivo realmente. E infatti, senza poter "fare". L'incalzante recitazione riempie il vuoto con suoni e parole che denunciano la necessità di fare qualcosa, di dire qualcosa e la contemporanea impotenza ad ogni azione (il crocefisso sottolinea in maniera incontrovertibile qualsiasi impossibilità a muoversi, qualsiasi possibilità di fare).
Complessivamente. Complessivamente non è certo una rappresentazione leggera. Esco dal teatro con un senso di claustrofobia e "interna oppressione" (segno che regista e attori hanno colpito nel segno). Ed esco dal teatro con intatta la mia passione per Beckett 
Mi chiedo: ma nei miei primi 8 anni a Milano, possibile che non mi sia mai venuto in mente di sfruttare tutte le possibilità di arricchimento culturale che questa città offre? Tempo buttato. Quanto ne ho buttato nella mia vita. Ma adesso lo recupero, oh sì sì....
Cosa rimane. Cosa rimane a chi – come me – non può intervenire sulle cose, non può plasmarle, non può indirizzarle dove vorrebbe. Cosa rimane, quando l’anima si spezza e perde frange di se stessa. Cosa rimane, quando il corpo non può contenere un grido, il mio grido d’amore, per amore.
Impotenza dinnanzi agli eventi. Resistenza di trave di ferro che non cede, non flette, rimane ad incassare i flutti, colpo su colpo.
Cosa rimane. Cosa rimane a chi – come me – non ha più lacrime di preghiera, non ha più suoni di invocazione, perchè non ha più un credo, una religione, una fede in Qualcuno che possa aiutare. Cosa rimane. Non ho più Nessuno a cui chiedere, Nessuno da pregare.
Vanità. Vano resistere, combattere, sperare. Vanità. Nulla rimane. Non la mente, non il cuore, non un dio trascendente. C’è solo un destino freddo, impersonale, sordo, cieco, indifferente.
Indifferente.Tutto quello che accade doveva accadere. In tale maniera, indifferente.