… Delle paure…
Non avere paura di me, nè per me: sono grande abbastanza, e ho una vita sola…
… Della felicità…
D. Ma tu cosa vuoi dalla vita?
R: Essere felice
D: Sì, ma come?
R: Non puoi sapere come raggiungere la felicità, puoi solo viverla quando c’è
… Dell’amore…
Ho smesso di parlarne.
Le mie riflessioni oggi escono in rima…. sarà la stanchezza, sarà la noia, sarà la voglia di prendermi in giro un po’….
Che poi che vuoi che sia….
ho la corazza non ti preoccupare,
un piccolo dispiacere
non mi darà da pensare.
E corazza non vuol dire
impedirsi di sognare,
ma imparare a svegliarsi
senza farsi del male.
Sono salita di nuovo su quelle scale di rete metallica affacciate sul vuoto, con i giramenti di testa provocati dalle vertigini, e mi sono seduta in quella stessa platea. Emozioni: zero. O meglio, emozioni tante…. quelle date dalla rappresentazione teatrale, il Cirano di Corrado d’Elia. Quasi lacrime alla fine…
Per il resto nessuno struggimento: acqua passata, acqua passata …. o forse piuttosto ne è passata di acqua sotto i ponti….
Poi però torno a casa e apro Oceano mare, e allora sì che mi manca qualcuno con cui parlare utilizzando lo stesso linguaggio, il mio stesso sentire…. ne parlo con me stessa, ma è un parlare sterile. Mi manca qualcuno che mi accompagni nella scoperta dell’arte e della letteratura, e mi manca qualcuno con cui condividere la gioia della scoperta …. ma non tu, non necessariamente tu.
Amarcord, amarcord…. ma il mio amarcord odierno si spinge indietro di molti anni, oggi corre molto indietro….e le lacrime mi salgono davvero agli occhi… ma perchè, caspiterina, perchè all’improvviso sbucano fuori parole che appartengono ad un’altra vita…
Un mio amico tantissimo tempo fa ha parlato di vite umane che si incontrano come bacchette di shangai… si incontrano una volta sola per davvero e poi si allontanano…. e allora mi chiedo: ma noi, ci siamo mai incontrati? Perchè se così non fosse, potremmo ancora incontrarci… chissà se è ancora possibile, chissà se c’è ancora tempo, o se il tempo è finito ormai per te e per me.
Un paio di settimane fa bighellonavo in Mondadori per non ricordo quale ragione … e come sempre quando entro in una libreria ne sono uscita accompagnata da un nuovo libro (di solito in realtà esco accompagnata da un sacchetto pieno di libri… diciamo che nella specifica occasione mi sono limitata….)
Il libro in questione è “Il libro degli schizzi”, Jack Kerouac, inedito fino a quest’anno. Non un romanzo ma una successione di veri sketches, resi a parole anzichè con tratto di matita. Un continuo succedersi di nomi e aggettivi, che si impongono come presenze davanti ai nostri occhi e scorrono come veloci fotogrammi dell’America Anni ‘50. Incuriosita e appassionata dalle immagini e dalla scrittura di Kerouac ho ripreso in mano Sulla strada, che avevo letto troppo tempo fa per averne un ricordo ancora vivo.
Ecco, Kerouac mi ha riconciliato con la letteratura americana (dopo la delusione di Fitzgerald), non solo la scrittura ricca di immagini ma anche per la continua ricerca che dalla strada e dall’attraversamento del continente americano diventa continua ricerca di un senso-altro.
Dalla strada alle guide turistiche: mi preparo psicologicamente al Nepal consultando siti e libri, incerta se fare qualche vaccinazione preventiva (l’agenzia che organizza il viaggio non ne consiglia, ma leggendo in giro ne citano parecchie…. anche troppe… ho deciso di tralasciare l’anti-malarica ma forse l’anti-tifica e l’anti-rabbia….. mah….. chiederò al mio medico… sempre che mi sappia dire qualcosa in proposito….).
E dalle guide turistiche al teatro: ieri terza lezione di recitazione, esercizio interessante di osservazione e “immedesimazione” a specchio nei movimenti della persona che si ha davanti. Se non penso riesco a lasciarmi andare e assecondare gli input dell’insegnante nell’esprimere i vari stati d’animo. Purtroppo ancora troppo spesso mi sento scissa in due entità: quella che “fa” e quella che “osserva” dall’esterno e giudica e inibisce.
E dal teatro alla vita: la carta di Osho di oggi mi dice Sperimentare (decisamente in sintonia con l’attuale me stessa…) e recita così:
Guardati semplicemente intorno, guarda negli occhi di un bambino, oppure negli occhi della persona che ami, di tua madre, o di un amico - oppure senti semplicemente un albero. Hai mai abbracciato un albero? Abbraccia un albero, e un giorno scoprirai che non solo tu lo hai abbracciato, anche l'albero ti ha corrisposto, anche l'albero ha abbracciato te. Allora, per la prima volta, saprai che l'albero non è solo la forma, non appartiene solo a una data specie botanica, è un Dio sconosciuto - così verde nel tuo giardino, così ricco di fiori, così vicino a te, ti lancia un richiamo, insistentemente.
Osho Dang Dang Doko Dang Chapter 2
E così io sono diventata te, tutto quello che volevo, ma così diversamente da come lo volevo allora. Non è la prima volta che mi ritrovo a desiderare qualcosa, e a ottenerla ma in maniera del tutto diversa da come me la sarei aspettata.
P.S. al mio "Di tutto e di niente...." si aggiunge la felice sorpresa di trovare di nuovo una mia poesia selezionata da Rossovenexiano... eh lo so non sono modesta ma lo devo dire.... queste piccole cose che mi riempiono di gioia.... 
Ho appena confermato, e non mi sembra vero... Il 23 aprile parto per il Nepal.
Tre cose davvero danno senso alla mia vita: scrivere, leggere, viaggiare. E in fondo sono tutte figlie di una stessa pulsione: conoscere, o ancor meglio scoprire.
Fondamentalmente non ho il dono della sintesi nè la capacità di scegliere. Inglobo tutto; non elimino: giustappongo. Onnicomprensività: “onni-comprensione.”
Insomma, voglio tutto. Fondamentalmente.
Perché a fronte di un sorriso inaspettato c’è un volto che si incupisce privato di un lavoro… Perché a fronte della mia fortuna ancora mi sorprendo a lamentarmi di inezie per cui non vale e non vale la pena. Che se anche inezie non fossero pure lo sono di fronte a quanto le mie mani raccolgono e i miei occhi bevono….
Quanta gioia scorgo nello sguardo dello sconosciuto a cui porgo un istante di sollievo che durerà fino a sera appena…. a che serve donare denaro a chi non ne ha, e ancora non ne avrà domani? Che soluzione offro? Nessuna. Eppure quello sguardo contagia gioia, e non è, non è stato un puro alleggerimento di coscienza.
Quantunque poi…. che pensieri ha in testa chi ha sentito dire “non hai più un lavoro”, e l’hanno detto, ad amici ed amici miei, e anche a conoscenti…. e come torni a casa, cosa pensi, cosa ti chiedi mentre io non mi chiedo mai nulla se non come sto….
Perché.
Per favore, mi faccia un estratto conto. Vorrei sapere a quanto ammonta il saldo della mia vita.
Increscioso berciare: rumore, rumore, soltanto rumore strumentale e stridente, irrispettoso della vita e della morte.
Non voglio, non riesco a scrivere altro.
Che poi aspetto sempre il week end per fare tutto quello che non riesco a fare in settimana.
Arriva il week end e non combino mai nulla.
Non è un revival del sabato del villaggio. E' solo che fondamentalmente... perdo tempo.
Infine piuttosto avrei preferito oggi la pioggia ad accordarsi meglio con quest'anima fradicia.
Aspettando Godot, al teatro Out Off: una delle rappresentazioni più belle che io abbia visto negli ultimi tempi (è vero, non ne ho viste molte...), non solo per il testo spettacolare di Beckett ma per l'interpretazione mirabile degli attori.
I due clochard Gogo e Didi supremi, e veramente sbalorditiva l'interpretazione di Lucky. Sono rimasta assolutamente impressionata dalla bravura degli interpreti.
La scenografia molto spoglia, essenziale, come da copione: sul fondo però venivano proiettate a tratti immagini di ruspe intente a scavare e spostare terra, con un suono sordo e attutito di sottofondo che sottolineava alcuni dialoghi e conferiva al contesto un retrogusto inquietante.
Assolutamente una interpretazione che rivedrei. Sicuramente anche coinvolgente il teatro, così raccolto e con il palcoscenico al livello della prima fila, tale da creare un senso di coinvolgimento totale del pubblico.
Giusto per non illudermi troppo su quest’anno 2009, ho dato un’occhiata al calendario per segnare tutte le festività che potrebbero “degenerare” in ponti, gite, week end fuori Milano & amenità varie.
Dunque, la situazione è la seguente:
25 aprile – sabato …sigh…
01 maggio – venerdì (va beh… meglio che sabato)
02 giugno – lussuosissimo: è un martedì!
15 agosto – sabato…. no comment!
01 novembre – domenica :-(
08 dicembre (ma anche 07, per noi milanesi)…. lunedì e martedì!! Ottimo!
25 e 26 dicembre: venerdì e sabato….
Insomma, quanto a festività ci sono stati anni migliori….. ma non da questo si giudicano gli anni no? ;-)
P.S. grande voglia di evasione & viaggi… non so se si nota….
Confusi tra sterpi bruciati
e secchi residui di foglie
gialli tulipani dell’anima
tendono tenui avvisaglie.
Gelata di lungo inverno
si attenua ai tiepidi raggi:
sfoggio colorata corolla,
ignota al futuro, messaggi.
Si schiudono occhi di miele,
porpora i miei petali fragili.
Sguscia il gheriglio intorpidito
ed il peggio infine è passato.
Eccoci qui con l'ormai settimanale appuntamento cinematografico: questa volta tocca a Revolutionary Road. Che non fosse una commedia lo sapevo, che fosse così .... "tosto" ... non me lo immaginavo. Diciamo che se siete eccessivamente allegri e cercate di smorzare la vostra allegria, questo è il film che fa per voi. Se siete in crisi e incerti sulla sorte della vostra coppia....lasciate perdere.
Commenti scherzosi a parte: il film è molto ben fatto, i dialoghi molto intensi. La prima parte è forse un po' più "lenta" ma al contempo meno pesante: preannuncia la crisi della seconda parte ma si mantiene ancora su una atmosfera di apertura e possibilità. Nella seconda parte esplode il confltto, i personaggi si scavano dentro l'un l'altro, emergono le contraddizioni, le insoddisfazioni, le "inconclusioni" personali fra sogni infranti e sogni che forse neppure hanno preso forma.
Fa riflettere: ancorchè ambientato negli Anni 50, non è così lontano dalle insoddisfazioni e dai naufragi odierni. Kate Winslet in questo film è bravissima.