lunedì, 29 dicembre 2008

Fra poche ore parto.... destinazione Cairo... proprio in questi giorni in cui il Medio Oriente ribolle... ma pazienza!


Si approssima la fine di un 2008 per me faticosissimo dal punto di vista mentale-emotivo. In fondo la fine di un anno non è che una convenzione, ma poichè siamo esseri convenzionali anche quando tentiamo di essere non-convenzionali, propongo il mio personale bilancino dell'anno.


Anno faticoso, sicuramente. Doloroso: mi è costato molto aprirmi a me stessa, guardarmi dentro, scandagliarmi, non auto-ingannarmi, analizzarmi e poi finalmente smettere di analizzarmi e semplicemente "ascoltarmi".


A volte capitano cose che di per sè non sono un bene, ma che portano con sè effetti positivi.... oppure forse è la mia naturale tendenza a pensare che tutto quanto accade sia giusto e abbia effetti positivi alla lunga (retaggio di una educazione cattolico-manzoniana? mah....)


Comunque, da questo 2008 che ancora un po' mi brucia, ma come fiammella che ormai si sta estinguendo sotto ceneri sempre più spesse, ho ricavato cose a cui ora non rinuncerei per nulla al mondo:


un diverso modo di guardare alla vita: con curiosità, sempre, ogni giorno, voglia di scoprire, conoscere, sperimentare... vivere. Voglia di viaggiare, vedere posti mai visti, venire a contatto con culture diverse, meravigliarmi e stupirmi ogni giorno per le cose piccole, nuove, inusuali. Da un certo momento in poi la mia vita non è stata più un susseguirsi di giorni uguali li uni agli altri: da un certo momento in poi tutte le sere mi sono addormentata interiormente più ricca, conscia di aver vissuto una giornata diversa dalle precedenti.


la sete di letture più impegnate, quelle che avevo lasciato dopo l'università e che adesso ho di nuovo voglia di affrontare: letteratura, filosofia, poesia. E tanto della mia attuale ricchezza lo devo proprio a  questo... oltre ad un nuovo sguardo sul mondo.


il gusto di riprovare a scrivere, e la gioia che danno le parole quando, dopo averci scavato intorno, averle dissotterrate, soppesate, scelte ad una una, allineate, formano un concetto che mi commuove perchè esprime il "me" nascosto.


Forse le cose belle non sono mai quelle facili, forse la loro bellezza si apprezza davvero solo perchè si è combattutto per conquistarle: luoghi comuni, filosofia spicciola forse? direi saggezza popolare ;-)


A tutti un 2009 speciale, un 2009 in cui gustare giorno per giorno con sguardo curioso, aperto e scevro di pregiudizi,  tutte le piccole cose che possono regalare emozioni e sorrisi.



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lunedì, 29 dicembre 2008





Oggi mostra di Magritte, bellissima.... assolutamente folgorante. Il senso di assoluto "non-senso", ciò che ti fa pensare "io quest'opera non la capisco, ma la guardo e forse non c'è nulla da capire, se non accoglierla così come è". Come la vita no?

 E infatti, ecco le citazioni che più mi hanno colpita e che mi sono annotata (sì, la mostra è corredata da fantastiche citazioni di Magritte):


"i miei quadri sono stati concepiti per essere segni tangibili della libertà di pensiero"


e ancora:


"Le mie opere sono tutte impregnate della certezza che noi apparteniamo, di fatto, a un universo enigmatico"


"essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto"


ma anche il tema della metamorfosi, e la constatazione che immagine e parola non corrispondono alla realtà, alla cosa: e che l'immagine e la parola sono due strumenti espressivi che non si sovrappongono: infatti


"i titoli non descrivono i quadri e i quadri non sono illustrazioni dei titoli"


La impressione che ho avuto è che Magritte non guardi alle tecniche, che non sono che mezzi, ma guardi al fine al di là delle tecniche: e quindi utilizza di volta in volta tecniche diverse, ma sempre mettendo in luce il mistero della natura, dell'uomo, della vita... dell'universo intero.


Dopo Magritte ho attraversato il cortile di Palazzo Reale e - già che siam qua perchè no... - ho visto la mostra di Robert Frank. Interessante. Non folgorante come Magritte ma interessante. Voglia di imparare a fotografare. A fotografare bene. A fare della fotografia un'arte.


Ed infine, a completare il quadro delle mie "recensioni da week end" cinema: Come Dio comanda. Avevo già letto il libro (io adoro Ammaniti, sarà una mia debolezza... ma ha il potere di farmi piangere... e nei libri non è facile...). Temevo un po' una eccessiva durezza del film (ricordando bene il libro), invece tutto sommato per fortuna non è così crudo come avrei temuto (beh... adesso non aspettatevi una commedia). Tutto sommato non mi è dispiaciuto. Bella la fotografia. Ma mi sono chiesta: perchè non è mai stato fatto un film tratto da Ti prendo e ti porto via???













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domenica, 28 dicembre 2008


Ecco qui, fresca fresca dalla mia officina serale (o meglio notturna), l'ultima creazione. Zoppica lo so, ma sto riprendendo confidenza con la scrittura, magari se persisto fra qualche tempo verrà fuori qualcosa di meglio.

Diciamo che questo è un esperimento.... sul tema dell'addio e dell'arrivederci. Due parole così dissimili, così... poco interscambiabili.... così ossimoricamente associabili....

Ecco, diciamo esperimenti su un tema prefissato: questa volta è il tema dell'addio, il prossimo potrebbe essere il tema del ferro da calza (cavolo, non c'ho pensato ieri sera..... hihi mi sa che una di queste sere mi dedico al tema del ferro da calza!!!).

Ho deciso (quasi... decidere è un verbo importante, ricco di implicazioni serie e durature... forse poco mi si confà....): a gennaio mi iscrivo a un corso di scrittura creativa... o forse di recitazione ... che alla fine è la medesima cosa no? ;-)

Comunque......... voilà mes mots, presque un divertissment, monsieurs (et madames aussi bien):



Duecento volte addio

Duecento volte addio
non finiscono in
arrivederci.

Così ho chiuso
quella maledetta porta
definitiva-
-mente

sul tuo volto,
che non si è voltato.

Un volto…
Non dovrebbe chiamarsi volto
se non si volta.

E te ne sei andato.
Senza una parola,
senza un bacio.

O con parole
che non ho voluto
ascoltare: le ho lasciate

mute.

Erano le parole
del tuo addio,
ma non le ho capite.

E allora ti ho detto
duecento volte addio
sperando diventasse un solo,

a-r-rivederci.

Alchimista fallito
cerco l’oro,
sul greto del fossato.

La mia pietra
è l’addio:
aridità di pietra,
non dolce tintinnare
di un arrivederci.

Duecento volte addio,
è la pietra che ho scagliato.

Duecento volte addio,
e ancora lo direi
se solo diventasse
la mia parola magica.

Parola, o formula:
eppure deve esserci,
sotto questo identico cielo
che ci abbraccia

una formula per cui
se io guardo
le stelle che tu guardi,

allora potrà essere,
di nuovo

arrivederci.

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categoria : poesie, laboratorio di scrittura, sperimentazioni

domenica, 28 dicembre 2008

 


Ho finito di leggere "La forza delle cose", terzo volume dell'autobiografia di Simone de Beauvoir. Dei 3, quello che probabilmente mi ha "preso di più", per gli spunti di riflessione, le frasi che condivido parola per parola, la voglia di vivere e scoprire venata dalla forte e costante consapevolezza dell'ineluttabile trascorrere del tempo, il disagio di invecchiare.


Ora mi rimane da affrontare "A conti fatti", ma prima mi prendo una pausa e esploro qualcos'altro...


In un solo giorno ho letto "Quando Esme Lennox svanì", romanzo della giovane (hihihi si fa per dire, ma siccome è quasi mia coetanea è giovane) scozzese Maggie O' Farrel. Bello, bello, bello avvincente, scritto bene, a metà fra giallo e riflessione sulla condizione della donna "deviante dagli schemi comuni" nell'Inghilterrra coloniale degli anni 30 (beh... Scozia a dire il vero, ma poco cambia...), e analisi dei rapporti psicologici fra donne e delle donne.


Ho iniziato "Di qua dal Paradiso", Fitzgerald (eh sì quando non lavoro leggo un sacco nè...): mah che dire, per ora (ne ho letto a malapena un quarto) mi lascia in bocca il solito gusto dei romanzi americani.... un po' insipidi e "claustrofobici".


Mi sa che lo lascerò sul comodino in attesa del mio ritorno e porterò con me in vacanza qualcosa di più interessante per me... in vacanza... già già, parto domani per il Cairo... poi week end sulla neve... scorta di libri già fatta, devo solo scegliere ;-)


Ah, su IBS finalmente ho ordinato un paio di Bréton .... merce rara per le librerie... troverò tutto al mio ritorno :-))))


 


 

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mercoledì, 24 dicembre 2008

 


comunque sì, certo.... certo com'è certo che poi.


meglio di no. meglio.


omissioni. di parole e pensieri.


vibrazioni sotto alla bocca dello stomaco.

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lunedì, 22 dicembre 2008

 


La libertà è una droga che uccide.

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venerdì, 19 dicembre 2008

questa carta è curiosa... e non mi era mai capitata...  but this is the time for that card, probably ...


 


Gli amanti



Occorre prender nota di queste tre cose: l'amore più basso è sesso - è fisico - e l'amore più elevato e raffinato è compassione. Il sesso è al di sotto dell'amore, la compassione ne è al di sopra; l'amore è esattamente nel mezzo.



Pochissime persone sanno cos'è l'amore. Il novantanove per cento delle persone, sfortunatamente, considerano amore la sessualità - non lo è. La sessualità è estremamente animale; di certo possiede la potenzialità di crescere e diventare amore, ma non è vero amore, è solo un potenziale.



Se diventi consapevole, attento, meditativo, allora il sesso può essere trasformato in amore. E se il tuo essere meditativo diviene totale, assoluto, l'amore può essere trasformato in compassione. Il sesso è il seme, l'amore è il fiore, la compassione è la fragranza.



Buddha ha definito la compassione come "amore più meditazione". Quando il tuo amore non è solo un desiderio dell'altro, quando il tuo amore non è solo un bisogno, quando il tuo amore è una condivisione, quando il tuo amore non è l'amore di un mendicante bensì di un imperatore, quando il tuo amore non chiede qualcosa in cambio ma è pronto solo a dare - a dare per la pura gioia di dare - allora aggiungici la meditazione e si sprigionerà la pura fragranza. Quella è compassione; la compassione è il fenomeno più elevato che ci sia.



OshoZen, Zest, Zip, Zap and Zing Chapter 3


 

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venerdì, 19 dicembre 2008

 


La rimozione, nel tentativo di esorcizzare il dolore in assenza, ne rafforza la presenza.




Dolore dell'assenza.


Presenza del dolore dell'assenza.


Presenza dell'assenza, dolorosa.




Datemi un evidenziatore, per mettere in luce ciò che non posso cancellare.




 




 

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martedì, 16 dicembre 2008


sono ancora qui, non mi sono mossa, con il groppo in gola, le lacrime strette fra le ciglia, imbrigliate. Sono ancora qui, in questo volgere dell'anno incappucciato di neve, ammantato di freddo.
Mi manca il tempo per me, tempo per leggere, scrivere, disegnare.... dormire anche. Mi manca il tempo, eppure ne disperdo a piene mani in inezie, girovagando in rete alla ricerca di qualcosa che non conosco, soltanto per il gusto di cercare, di curiosare, di ... di aspettare.
Apetto. Che finisca l'anno, che finisca il tempo. Aspetto la fine del 2008 come se gennaio dovesse portare con sì - per il fatto stesso di essere gennaio, per il fatto stesso di essere un anno nuovo - dovesse portare con sè la felicità. O magari la serenità soltanto.
Raccolgo rami secchi, li spezzo, li getto ad ardere. Io sola in mezzo a questo cumulo di sterpi, io soltanto come virgulto reciso, con la linfa che continua a sgorgare da quel taglio lontano, cremisi e bianca, come linfa e sangue.
Vorrei una primavera con nuovi fiori, i fiori che ho amato non esistono più per me... qualcuno dovrebbe creare delle specie nuove, incroci, colori, profumi che nulla abbiano a che vedere con l'esistente, con il passato.
E vorrei uno straccio, uno straccio di panno grezzo e pesante, per strofinare a fondo la mia anima con pulizie di primavera che eliminino tutta la polvere. I rami tagliati ne hanno lasciata troppa: polvere, segatura, truccioli.... e piccoli batuffoli di niente, quei batuffoli che si annidano a volte negli angoli o sotto i mobili.... ed eccoli qui, nascosti negli angoli del cuore e della mente.
Dicotomia superata da un'unica freccia, spuntata e scagliata con mira fallace. Che misera mira ho io.... le mie frecce finiscono in mare, naufragano nei flutti e si perdono. Che se anche... se anche la mia mira fosse migliore, non avrei un bersaglio al quale mirare. Non avrei un punto, non avrei un segno, perchè Tutto è evaporato.
Vita e morte si confondono, vivo il mio niente e nel nulla mi abbandono.


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